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martedì 16 febbraio 2016

Il sito archeologico della Città Bruciata: lo straordinario mistero del primo cartone animato della storia

La città  di Shahr-i Sokhta conosciuta anche come la Città Bruciata, dal  3200 al 1800 a.C., è stata la più grande e importante città della preistoria, i cui resti sono fonte di  studio e mistero per gli archeologi di tutto il mondo per quasi un secolo. Si trova nel sudest dell’Iran, non lontano dai confini con Pakistan e Afghanistan, e si estendeva su una superficie di quasi 150 ettari. Per quattro generazioni questa città è stata fiorente  e le sue rovine mostrano che una volta l’insediamento urbano era diviso in quartieri residenziali, aveva una zona industriale e un grande cimitero pieno di costruzioni commemorative.


Durante la sua esistenza, questa città è stata uno dei centri vitali della civiltà asiatica dell’Età del Bronzo, praticamente un importante centro di convergenza per molte delle civiltà preistoriche più importanti come quelle persiane, mesopotamiche, indiane e cinesi. Ma vi sono ancora alcuni enigmi che circondano questo sito. Sembra infatti che la città compaia nel corso della storia dal nulla, e lo stesso vale per la sua scomparsa  catastrofica.

Essa, infatti, è stata incendiata per ben tre volte, cadendo definitivamente in rovina dopo l’ultimo incendio, quando fu deciso di non ricostruirla più. Forse il suo nome è correlato a questi eventi sconosciuti e devastanti. Gli scavi archeologici non hanno portato alla luce nessuna arma, fortezza difensiva e nemmeno mura di cinta per la difesa della città, si pensa quindi che gli abitanti della città fossero un popolo pacifico e che non venivano coinvolti in guerre o battaglie di sorta. Lo studioso britannico Orwell Stein fu il primo ad individuare il sito archeologico della Città Bruciata nel 1915. Successivamente, un team di archeologi italiani dell’Istituto Italiano per il Medio Oriente ha cominciato a scavare la zona nel 1960.


Tra le molte scoperte peculiari ivi effettuate, quelle più significative riguardano lo stile architettonico degli edifici della città, come un tratto di muro spesso circa 90 cm, sulla cui superficie poggiavano pezzi orizzontali di legno coperti con fango e malta. Si pensa che tale tecnica servisse per rafforzare le strutture edilizie per far fronte ai terremoti, ma questo particolare architettonico non è ancora del tutto spiegato. Sono stati rinvenuti anche i resti di molti laboratori industriali, per non contare tutti gli artefatti scoperti come piatti in pietra, terracotta e vari pezzi di stoffa. I ritrovamenti fanno pensare che gli abitanti di Shahr-i Sokhta fossero abili falegnami, cacciatori e tessitori. Inoltre, erano anche esperti in metallurgia, come suggeriscono i ritrovamenti metallici nel sito.

Ma uno degli artefatti più significativi portati alla luce dagli archeologi italiani nel 1983 è un calice decorato color crema sul quale si pensa sia stata realizzata la più antica animazione del mondo. Cinque immagini consecutive disegnate attorno al calice ritraggono una capra che si muove verso un albero e mangiarne le foglie. Le immagini combinate sono considerate il più antico cartone animato conosciuto della storia. Il regista iraniano Mohsen Ramezani ha girato un documentario di 11 minuti intitolato The Tree of Life, nel quale ha utilizzato le illustrazioni del calice per mostrare il movimento della capra. L’immagine della capra è poi diventata il logo della ASIFA, l’Associazione iraniana per i Film d’Animazione.

Nel dicembre del 2006, gli archeologi sono incappati in un altra scoperta di massima importanza: un occhio artificiale che le analisi hanno rivelato essere la protesi oculare più antica mai utilizzata dall’uomo. Il bulbo artificiale è stato trovato su uno scheletro femminile di 1,82 metri di altezza, molto più alta delle altre donne del suo tempo. Nonostante le numerose campagne di scavi e gli studi effettuati sul sito, le ragioni per cui la Città Bruciata sia caduta in maniera così improvvisa rimangono un mistero. I ricercatori, tuttavia, continuano a sperare che un giorno si possa incappare in qualche documento storico che li aitui a trovare il nome originale della città e cosa sia successo ai suoi abitanti dopo che l’ultimo incendio la rase al suolo.

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