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sabato 17 ottobre 2015

L'intruso in auto, scene dal precariato lavorativo

Era uno dei soliti afosi pomeriggi presso l'headquarter, il turno stava per terminare e Zoe aveva anche una certa fretta, aveva delle commissioni da fare e sapeva che avrebbe trovato il solito traffico lungo la via del rientro a casa. Ovviamente Bosley le aveva chiesto di sbrigare delle incombenze anche per lui, dato che di lì a pochi giorni ci sarebbe stata la cena sociale, altro importante evento atto a festeggiare l'anniversario della fondazione dello Uaisipiei.

Che approfittatore Bosley, quanto godeva nell'essere servito e riverito, e poi fossero stati affari di lavoro..... E invece no, sempre grane sue personali da sbrigare: ritirare la sua divisa in lavanderia, portare qualche camicia in sartoria per il ricamo delle cifre ( per emulare Charlie naturalmente), prenotargli qualche controllo medico ( probabilmente non era capace di alzare la semplice cornetta del telefono e prenotare per conto proprio, abituato com'era ai suoi tecnologici Cursori) e via dicendo.
Certo Zoe avrebbe potuto rifiutarsi, ma se da questi favori dipende il tuo contratto di lavoro.......

In ogni caso Zoe non si perdeva mai d'animo, e quindi appena la collega giunse a darle il cambio,  raggiunse il parcheggio dove l'attendeva il suo rombante mezzo di trasporto (la sua Tiblisi, così Zoe chiamava la sua auto) e dopo aver imprecato contro il porsche cayenne di Mr Penguin (altro ospite di Charlie), che era sistemato bel bello tutto di sbieco e rendeva quasi impossibile fare manovra, partì. 

Per uscire dal porto sul quale si affacciava lo Uaisipiei, si doveva costeggiare per un tratto la banchina, poi svoltare bruscamente a sinistra. Proprio su lato sinistro, erano situati anche i cassonetti della spazzatura, suddivisi in base alla raccolta differenziata. 
Fortuna che Zoe era sempre molto prudente, perchè da dietro uno dei cassonetti sbucò fuori, come comparso dal nulla, Piccolo Bonaparte, anche lui facente parte della cerchia di Charlie. Zoe inchiodò, perchè Piccolo Bonaparte le si piazzò proprio davanti al cofano di Tiblisi.
"Madre Santa!" soffiò Zoe come un cobra dagli occhiali, " sta tentando di suicidarsi? Mi ha spaventata a morte, meno male che i miei riflessi sono vigili e pronti!"

Piccolo Bonaparte era longilineo, piuttosto magro e asciutto, il suo viso era scarno e per qualche aspetto spigoloso, non rideva quasi mai, ma era più che altro un atteggiamento che amava tenere, come amava fissare a lungo le persone (Zoe inclusa), per vedere che reazione avessero.
"La stavo aspettando" rispose serafico Piccolo Bonaparte, che indossava un paio di bermuda Prada, ma esibiva il suo torso abbronzato e asciutto al sole di quel pomeriggio di Luglio e anche all'intero porto.

"Ma cos.." stava dicendo Zoe, ma non fece in tempo a terminare la domanda, che si trovò Piccolo Bonaparte in macchina, e questa volta sorridente.
Indossò subito una polo (sempre Prada) e come se quella situazione fosse la più normale di questa terra, fissò Zoe e le chiese: " Mi dà un passaggio fuori dal porto? Dovrei arrivare alla chiesa, e so che lei deve fare per forza questo tratto di strada...."

Ora, nella testa di Zoe le domande nacquero spontanee: poteva Piccolo Bonaparte aver davvero necessità di un passaggio? Era tipo da rimanere a piedi? Decisamente no. Cosa ci faceva un uomo come lui, gran giocatore di scacchi, dietro un cassonetto di raccolta della carta? Mah.....la trama si infittiva.

Comunque Zoe non riuscì a stare zitta, del resto non era più dietro al banco del desk, si trovava nell'auto di sua proprietà e con un passeggero che "era entrato di secco e si era messo di chiatto" (come si dice a Napoli), un intruso insomma: " Lei è furbo come un serpente vero? Potrei sbatterla fuori dalla macchina, ma  siccome sono magnanima, le concederò l'ebbrezza di un giro sulla mia Tiblisi, che per altro non potrà mai eguagliare il dolce rombo della sua Ferrari".

Zoe non si preoccupò nemmeno che Piccolo Bonaparte si fosse allacciato le cinture, partì sgommando e volò fuori dal porto attraversando a tutta velocità la sbarra, per fortuna alazata, che regolava l'entrata e l'uscita al porto, salutando con un colpetto di clacson il vigilantes che la guardò sgomento. Imboccò la salita e fece i tornanti come solo un rallysta sa fare, mentre Piccolo Bonaparte era schiacciato sul sedile ed era in tutto somigliante ad un astronauta in fase di decollo sullo Space Shuttle.

Giunse sparata presso la chiesetta e frenò di colpo, aiutandosi con il freno a mano per fare una sgommatina fatta bene.
" Siamo giunti a destinazione" disse Zoe, sistemandosi la sua lucente frangia rossa " buon rientro in porto!"




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