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mercoledì 24 giugno 2015

Giusquiamo nero, l'erba del diavolo

Vi sono piante che in un certo qual modo hanno segnato la storia dell'uomo, soprattutto quelle piante le cui proprietà particolari hanno affascinato e nello stesso tempo spaventato l'uomo. Come è accaduto al Giusquiamo nero, già conosciuto nella Grecia antica come potente veleno e che veniva usato anche per podurre deliri o stati profetici.


Ovviamente nel Medio Evo lo si usava  per le preparazioni di pozioni tossiche che davano allucinazioni visive e la sensazione di volare. La Santa Inquisizione si suppone che lo usasse estorcere con la tortura confessioni alle donne accusate di stregoneria, dato le poverette a causa dei suoi effetti, erano fermamente convinte dì aver volato su di una scopa e di aver realizzato i loro desideri demoniaci.


Fa parte infatti della famiglia delle Solanacee, una famiglia caratterizzata dalla presenza di alcaloidi atropinici, in modo particolare della scopolamina, diventata famosa per essere un famoso e molto usato anticinetico contro il mal di mare e il mal d’auto. Certo è che ha un nome strano, il quale non poteva non derivare dal greco. Infatti, botanicamente parlando, Hyoscyamus niger  gli fu dato in osservazione al fatto che i maiali (dal greco kys) si cibavano delle sue fave (kyamos) nere.
Da qui il suo nome volgare italiano: fava porcina

La droga del giusquiamo (ossia la parte usata in erboristeria), sono le foglie essiccate, con o senza la presenza delle sommità fiorite, ma alle volte vengono usati anche i semi.  L’impiego del giusquiamo nell’antica Roma era limitato ai funerali, dove ornavano le tombe dei defunti.

I suoi effetti tossici erano ben noti, come la sterilità, le convulsioni nei neonati che venivano allattati da donne che assumevano le sue bacche, pazzia e follia. Durante il Medio Evo era la pianta che veniva utilizzata nei riti magici per invocare il diavolo, da cui ha preso il nome di erba del diavolo. Ci furono casi di donne condannate per stregoneria e per devozione a Satana solamente perché nei loro giardini cresceva spontanea questa pianta. Nel 1800 entrò a far parte della prima ricetta anestetica per interventi chirurgici. La “spongia soporifera” era una spugna imbevuta di oppio, succo di mandragora, succo dell’erba verde di Matala (Creta) e succo di giusquiamo.

 Una volta imbevuto di questi succhi, veniva lasciata asciugare, dopodichè la si immergeva in acqua e il malato doveva annusarla. I principali componenti chimici che sono stati isolati nello giusquiamo nero sono degli alcaloidi e con la precisione sono la L-josciamina, la josciamina, l’atropina e la scopolamina. Questi ultimi due alcaloidi per idratazione vengono scissi in acido tropico e oscina. Altri componenti isolati sono un eteroside amaro chiamato joscipicroside, un olio etereo, acido ascorbico, colina, stearina, amido, gomma e mucillagine oltre che una serie di Sali quali quelli di calcio, potassio e magnesio.  Il giusquiamo viene anche utilizzato per la preparazione di sigarette antiasmatiche. Infatti l’azione spasmolitica della muscolatura liscia si esplica anche a livello dei bronchi, attenuando in questa maniera gli spasmi asmatici.



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