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martedì 2 settembre 2014

GLI STABILIMENTI BALNEARI: IL CONVEGNO DEI CERVELLI MINCHIA

Sono anni che non frequento gli stabilimenti balneari poichè non amo gli affollamenti umani sulle spiagge, ma questo è stato un anno particolare, e per andare incontro alle esigenze di mio nipote Leonetto, è stato necessario usufruire di attrezzature più consone alle sue esigenze.

Perciò sono approdata nuovamente agli stabilimenti. Niente da dire sulle strutture e sui servizi, con spazi appositi per i passeggini, docce e bagni, bar e ristorante, ma il trauma che mi hanno procurato le persone me lo sono dovuto metabolizzare.


Son terreni fertili per studi sociali in cui immergersi per capire dove stiamo andando a finire. Continuo a ripetermi che il terzo millennio non è l'epoca che fa per me, e parlo di mentalità, di mode, di cultura, di educazione, tutti aspetti della vita che sono tanto importanti quanto calpestati.

Giungo in spiaggia e sistemo i miei effetti personali presso l'ombrellone, sistemando tutto l'occorrente per mio nipote, ma mi sento osservata, e quindi, dietro i miei occhiali da sole, scruto tutto intorno e vedo gruppuscoli di bagnanti che ridacchiano della mia quasi inesistente abbronzatura, mentre si guardano compiaciuti un colorito di cui vanno fieri, ma che mette in risalto solo una pelle esposta nella maniera sbagliata al sole.

Rinnovo la protezione solare e, dal vicino ombrellone una signora di una certa età mi dice: "Se continui a usare codesta crema solare non prendi nemmeno un raggino di sole". Calo un attimo gli occhiali sulla punta del naso, la guardo. Non c'è stato fra noi alcun verboso scambio di parole, forse perchè l'energia del mio pensiero le è arrivata dritta dritta a rimbombare nella sua scatola cranica ormai vuota: " Signora, pensi alla sua pelle ormai distrutta, al suo ridicolo bikini tigrato, ai suoi cinquemila braccialetti e a quel tatuaggio che ha sulla spalla, ormai in declino come tutto il suo corpo, che lei vuol imporre alla mia vista come se fosse quello di una ventenne".

Porto mio nipote a sgambettare nell'acqua,  e sul più bello, mentre ci diverdiamo un mondo a fare i passettini sulla riva,  ecco l'amica della signora tigrata, che sfoggia una chioma rosso fuoco, un rossetto in tinta, un ombretto verde acqua che avrebbe spaventato anche Diavolozoppo e una cavigliera che (perdonatemi), si trovava su una gamba la cui muscolatura non esisteva più da tanto tempo e mi si piazza davanti. Cerco di aggirarla, ma nulla, lei si sposta, allora le giro le spalle e cerco di portare mio nipote altrove.

La sento aumentare il passo, sciacquettando,  mi si affianca e mi chiede: "Ho notato che ha una cicatrice sulla schiena, che ha fatto?". So di essere introversa, e nella mia introversione ci sto come un papa intronato, ma a lei signora che cavolo gliene frega se io ho una cicatrice sulla schiena?  Per caso io sono venuta  a chiederle perchè lei assomiglia ad uno scaldabagno vestito da zebra?

Prendo in braccio mio nipote stando attenta ad usare le ginocchia e non la schiena, la guardo e le rispondo: "E' evidente signora che ho avuto un intervento, necessita di altre informazioni?". Credevo avesse colto le sfumature sottintese, ma mi sbagliavo. Rincuorata dalla mia risposta ha continuato:
"Le ho visto fare una smorfia di dolore mentre camminava"

Se non ci fosse stato mio nipote, probabilmente l'avrei colpita con un pugno, così da farle ottenere gratuitamente l'intervento del giovane bagnino dietro al quale sbavava, ma conscia del fatto che i bambini sono attenti agli esempi che diamo loro, e che l'educazione viene prima di tutto, ho scartato questa ipotesi, ho respirato a lungo e poi ho risposto: "Vedo che non riesce a farsi gli affari suoi signora, quindi sarò breve: purtroppo il dolore me lo porterò dietro fino alla tomba, contenta?"

Indi mi sono avviata all'ombrellone credendo di trovare un po' di pace e di poter giocare con il mio adorato Leonetto, ed invece no, forse c'era stato un passaparola, o forse mi trovavo nel paese del pettegolezzo imperante, perchè dall'ombrellone difronte, ecco affacciarsi un'altro alto intelletto che non potendosi trattenere: "Con quegli occhiali che le coprono mezza faccia non riuscirà ad avere un colorito unifome sul viso".

Ma dove ero capitata, al convegno dei cervelli minchia? "Crede che sia troppo per lei farsi una palata di affaracci suoi?" rispondo tappando le orecchie a mio nipote. Silenzio di tomba. E finalmente, ho turato quei buchi dentati ricoperti di melanina.



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