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giovedì 26 marzo 2015

7 Birrifici artigianali ed Eco Friendly

Chi dice che per produrre una buona birra no nsi può essere rispettosi dell'ambiente? Negli Stati Uniti il totale dei birrifici artigianali è cresciuto del 15,3% e la loro produzione oltre ad essere di alta qualità hanno un sistema di produzione rispettoso dell'ambiente. Eccone alcuni esempi da cui prendere spunto.


1. Full Sail Brewing: ad Hood River, Oregon.  Mentre la maggior parte dei birrifici usa da  6 a 8 galloni di acqua per produrre un singolo gallone di birra, Full Sail Brewing ha ridotto l'utilizzo di acqua a solo 2.5 galloni, significa un risparmio di 4,1 milioni di galloni di acqua in un anno. Le loro birre sono fatte da solo quattro ingredienti naturali: acqua, malto, luppolo e lievito, senza additivi, colori artificiali, zuccheri, sciroppi, conservanti o fluoro. Inoltre Full Sail Brewing sostiene la propria Comunità donando cereali e lieviti solidi avanzati — circa 5.408 tonnellate all'anno — per nutrire le vacche da latte. Riciclano anche tutti i biosolidi (che sono stati trattati nel proprio impianto) agli agricoltori locali affinchè siano usati come fertilizzante. L'azienda recentemente certificata come biologica, aiuta altre imprese locali e vendendo  pane, prodotti lattiero-caseari, carni ruspanti, caffè e verdure nella propria sala degustazione.

2. New Belgium Brewing Company: a Fort Collins, Colorado.  Nota per le sue birre ben luppolate, per le quali è necessaria molta acqua,  l'azienda utilizza 3,96 galloni di acqua per fare 1 gallone di birra, ma ha come obiettivo quello di ridurre il consumo a 3.5 entro la fine del 2015. Lo scorso anno il birrificio riuscito a riciclare il 99,9 per cento di rifiuti e quest'anno spera di diventare una struttura certificata Zero rifiuti . Per quanto riguarda le emissioni di gas a effetto serra,  l'azienda sta lavorando per tagliare le emissioni di CO2 del 25 per cento.

3. Alaskan Brewing Company: a Juneau, Alaska.  L'Alaskan Brewing Company ha l'obiettivo di ridurre a zero rifiuti ed emizzioni. Per raggiungerlo usa un sistema di bonifica della CO2. Nel 1998 sono diventati la prima birreria a sfruttare un sottoprodotto per l'uso nell'imballaggio della loro birra, impedendo il rilascio di più di 1 milione libbre di CO2 nell'atmosfera ogni anno. Anche se non ci sono gli agricoltori locali a Juneau a cui dare i creali e i lieviti avanzati, essi li seccano e li spediscono a coltivatori e allevatori nel nord-ovest del Pacifico.

4. Brooklyn Brewery: a Brooklyn, New York.  Brooklyn Brewery ad usare interamente l'energia eolica. Riciclano carta, plastica e bottiglie, inoltre inviano gli scarti dei cereali in New Jersey per essere utilizzati come mangime per i maiali. Il loro magazzino di stoccaggio è dotato di pannelli solari che forniscono circa un terzo della loro potenza totale e che stanno lavorando per acquisire e riutilizzare la loro CO2 prodotta naturalmente. Hanno installato una nuova, altamente efficiente brewhouse che riutilizza i vapori di calore, ricicla l'acqua calda e utilizza meno calore per raggiungere il requisito di temperatura di erogazione.

5. Harpoon Brewery:  a Boston, Massachusetts.  Nel 2012 il sindaco Thomas Menino ha presentato l'Harpoon Brewery al Boston Green Business Award, come riconoscimento per tutte loro pratiche rispettose. Il birrificio ha un comitato di sostenibilità costituito dal personale di tutti i diversi reparti per garantire che ogni aspetto del business si svolga nel pieno standard di sostenibilità. Hanno installato luci di movimento in modo che la notte no nstiano accese,  e come la maggior parte delle altre fabbriche di birra, donano cereali di scarto agli agricoltori locali. Una iniziativa che li contraddistingue è che incoraggiano i loro dipendenti e visitatori a recarsi in bici alla fabbrica.

6. Bison birra biologica: a Berkeley, California. Nel 2010  è stata la prima birreria del mondo a diventare Corp B certificata. Che cosa significa? In poche parole, significa che si sono dedicati al solo uso di pratiche socialmente e ambientalmente responsabili per svolgere la loro attività e hanno raggiunto gli standard di trasparenza impostati dal Corp B. Bison spera che i consumatori si accorgano del  loro valore al momento dell'acquisto: "Un ristorante o bar scegliendo di acquistare e vendere un barile di 15,5 galloni  di birra biologica a settimana, fa sì che un contadino converta un terreno grande quanto un campo di calcio da terreno ad agricoltura  convenzionale in uno ad agricoltura biologica".

7. Birreria Vivant: a Grand Rapids, Michigan.   Nel 2012 Vivant fu la prima fabbrica di birra negli Stati Uniti a conseguire la Certificazione LEED. L'azienda ha deciso di rilanciare l'economia locale della sua comunità e limitare tutti i loro acquisti nella regione dei grandi laghi. Hanno anche fissato un obiettivo per i propri dipendenti:  200 ore di servizio comunitario all'anno. Mentre il loro personale si prende cura della propria comunità,  Vivant si prende cura di loro.

martedì 9 dicembre 2014

Contro lo spreco alimentare chiedete la Doggy Bag

Che cos'è la "doggy bag", non fatevi ingannare dal nome, non serve per metterci Fido, nè ha la forma di un animale. E' naturalmente una parola anglosassone che definisce più una pratica che un oggetto vero e proprio. Una buona pratica sia per il risparmio che per la sostenibilità ambientale: consiste infatti nel mettere da parte il cibo avanzato al ristorante e portarlo a casa. Del resto il cibo è stato pagato e si suppone che sia di buona qualità, quindi perchè permettere che finisca nella spazzatura? Non fatelo, chiedete allora una "doggy bag". 

Ora letteralmente “doggy bag” si traduce in “busta per il cane”, ma oggi la si richiede più per se stessi che non per il proprio animale domestico. E' sufficiente comunicare al cameriere che si vogliono portare a casa gli avanzi; ciò che è rimasto nel piatto sarà posto in un altro contenitore, come le vaschette di alluminio o  in cellophane e stagnola, e poi riposto in una bustina. Così confezionato non vi sarà nemmeno il rischio di macchiare abiti o mezzi di trasporto.


Su questo tema è stata condotta una ricerca, da  Sitcom Editore, su un campione di 937 italiani e 118 ristoranti da cui è risultato che quattro italiani su dieci portano a casa il cibo che non finiscono al ristorante. Qui non si tratta di bon ton, ma di motivazioni ben precise in merito allo spreco del cibo o bevande. Se ora la tendenza di andare al ristorante è dettata più dal desiderio di stare insieme che non da quello dalla voglia di mangiare, con la doggy bag non sarà un problema gustare a casa ciò che si è lasciato nel piatto al ristorante.

Per quanto riguarda la conservazione dei cibi è bene che siano posti in contenitori chiusi, separando il primo dal secondo, i cibi cotti da quelli crudi,  anche nel caso di vegetali, e gli alimenti crudi dai “ready to eat” (ovvero pronti al consumo, ad esempio salumi, formaggi, latte..). L’INRAN, Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, consiglia che gli avanzi in frigorifero vanno riposti in piccole porzioni ed è sconsigliato riscaldare lo stesso cibo più di una volta. Inoltre, per proteggersi dai microrganismi, è fondamentale scaldare correttamente il cibo, aspettando che esso diventi caldo all’esterno ma soprattutto all’interno, poichè la maggior parte degli agenti patogeni non sopravvive a temperature superiori ai 75°C.

Cosa mettere nella doggy bag? Sicuramente i cibi che hanno subito un processo di cottura e verranno cotti nuovamente prima di essere consumati. Prediligete alimenti come formaggi stagionati, frutta molto acida (ananas, ciliegie, lamponi, mirtilli, pompelmi, limoni, ecc.), salumi e vino, che presentano una conservabilità maggiore rispetto ad altri. Evitate, sfiziosi antipasti, in genere sono preparati con largo anticipo e molti sono conditi con salsine che non si mantengono per troppo tempo. Non mettete nella doggy bag alimenti crudi salati e dolci, perché non necessitano cottura e quindi sarebbe impossibile sterminare gli eventuali microrganismi che nel frattempo si sono formati. 

È sconsigliato conservare certi cibi in determinate stagioni, come il tiramisù perchè durante la stagione estiva è meglio lasciarlo al ristorante e non portarlo a casa. D’estate, infatti, è più facile che il cibo vada a male, in quanto i valori ottimali di crescita di microrganismi sono intorno ai 37°C. Gli ingredienti principali del tiramisù sono uova e mascarpone e assieme, complice la temperatura elevata, potrebbero giocare un brutto scherzo.

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