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venerdì 27 maggio 2016

Eco-Postcard, la cartolina green

Eco-Postcard, la cartolina green, un modo davvero nuovo per inviare i propri auguri o i propri saluti a tutti coloro a cui vogliamo bene. Non è solo una semplice cartolina in carta riciclata, ma contiene semi da piantare. 


Tutto ciò che concerne il riciclo mi interessa e nei limiti del possibile cerco di riciclare di tutto. Ecco perché accolgo sempre con grande entusiasmo le novità relative ai gadgets green come quello che, girellando sul web, ho trovato e ritengo sia davvero interessante. Parlo di Eco-Postcard, una geniale cartolina brevettata, al cui interno si trova una piccola cialda di torba che custodisce semi veri. Se inumiditi quotidianamente i semini germogliano, facendo così crescere una piantina che al momento opportuno può essere messa in vaso. Eco-Postcard è totalmente riciclata, sia internamente, in quanto costituita di cartoncino alveolare riciclato, sia esternamente, carta di canapa ecologica e riciclabile. Inoltre è possibile personalizzarla sia nella grafica che nei colori e richiedere anche una diversa qualità dei semi rispetto a quelli proposti, che sono: 


Fiori: girasole, campanella (ipomea), bella di notte 

Verdure: melone, peperoncino ornamentale, melanzana, zucchino romanesco, finocchio selvatico

Queste splendide ecocartoline si possono tranquillamente spedire affrancandole, permettendo così di fare pubblicità a fiere, eventi, novità, ecc. Sul sito, per chi fosse interessato ad usare questo ecologico strumento di comunicazione ecosostenibile è possibile richiedere un preventivo e una personalizzazione completa della cartolina, prevedendo anche il tipo di imbustamento.

Far nascere le piantine è semplice: basta togliere il disco di carta tratteggiato sulla facciata superiore della cartolina, inumidire la pastiglia di torba e spingere i semi al suo interno. Mantendo la superficie umida tutti i giorni,  in poco tempo si avrà la soddisfazione di veder  nascere una pianta

martedì 22 dicembre 2015

Brigidini

BRIGIDINI: dice Pellegrino Artusi: "E' un dolce o, per meglio dire, un trastullino speciale alla Toscana ove trovasi a tutte le ferie e feste dicampagna e lo si vede cuocere in pubblico nelle forme da cialde".

Antenato dei passatempi gastronomici ispirati al principio delle ciliegie che una tira l'altra, il brigidino è una cialda sottile e croccante a forma rotonda (uova, farina, zucchero, anici) la cui ricetta è attribuita alle monache del Convento di Santa Brigida a Pistoia.

I brigidini, anche se li fanno a Firenze o ad Arezzo, sono sempre di "Lamporecchio", il paese in provincia di Pistoia, appunto, dove ci sono le fabbriche più illustri e da dove i brigidini sono sempre partiti per dilagare in tutta la Toscana. A Livorno li chiamano "cialìni".
Brigidino si chiamò ironicamente il distintivo fascista che gli uomini portavano, volenti o nolenti, all'occhiello.

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