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martedì 23 giugno 2015

I poteri magici della mandragora, parte seconda

Continuiamo con la misteriosa mandragora, e la sua storia nel corso dei secoli . Dioscoride nel I secolo d.C. testimonia l’impiego della radice di mandragora, stemperata nel vino, come antidolorifico nei pazienti sottoposti a incisioni e cauterizzazioni.


Il suo uso come analgesico era noto anche a Roma, infatti lo stesso preparato (importato dall’Egitto) era anche in uso (come anche la coda essiccata di vipera) contro il mal di denti. Addirittura negli erbari medioevali attribuivano si attribuivano poteri prodigiosi a tutte le parti di questa pianta, alcuni di essi corrispondenti a verità, quali ad esempio la proprietà di indurre anestesia. Arnaldo da Villanova verso la fine del XIII secolo, che fu tra i rappresentanti più eminenti della famosa Scuola Medica di Montpellier, riporta una “ricetta anestetica” consistente nell’applicare sul naso e sulla fronte del paziente un panno imbibito di un miscuglio acquoso di oppio, mandragora e giusquìamo in parti eguali, che consentiva di far “cadere il paziente in un sonno così profondo da poterlo operare senza che sentisse dolore e potergli quindi fare qualsiasi cosa”.

Tuttavia, come spesso accade, nel periodo del Rinascimento molte delle tante virtù medicinali proprie della mandragora furono contestate, benchè le farmacie fossero stracolme dei preparati più diversi a base della pianta. In realtà la gente continuava a credere che bastasse possedere un po’ di mandragora, anche senza utilizzarla, per assicurarsi la felicità, la salute e la ricchezza, la richiesta era molto alta. Persino là, dove non sussistevano le condizioni climatiche per la crescita della mandragora, esistevano abilissimi sofisticatori che provvedevano a soddisfare le crescenti e lucrose richieste trasformando in “autentiche”, piante che le assomigliavano solo vagamente.

La moderna Scienza ha riconosciuto alla mandragora i reali effetti sul corpo umano nel suo contenuto in principi chimici attivi come la scopolamina, l’atropina e la josciamina, le cui proprietà vengono oggi utilizzate dalla farmacologia ufficiale in dosi ben determinate. Nonostante tutto, nella medicina popolare la mandragora ha continuato ad avere avuto gli impieghi più diversi e fantasiosi: contro l’epilessia e la depressione, contro l’insonnia (commista a rosso d’uovo e latte di donna), contro l’incontinenza urinaria, nonché (in piccole dosi) come anestetico e antiveleno.

In forza delle sue virtù magiche, essa ha infuocato la fantasia di artisti e scrittori: come nella famosa commedia "La mandragola" (secondo l’antica dizione) di Niccolò Machiavelli, in cui la pianta è collegata alle credenze delle sue virtù erotizzanti e fecondanti, le novelle del Boccaccio, del Sacchetti, le numerose citazioni di Shakespeare. Tuttavia, nonostante le attuali convalidate conoscenze scientifiche circa la reale natura chimica e gli effetti farmacologici dei suoi princìpi attivi, nella fantasia popolare la mandragora ha mantenuto pressoché immutato l’antico fascino.

All’Orto Botanico di Berlino si è addirittura rinunciato a coltivarla: le Autorità comunali preferiscono mantenere vuoto lo spazio riservato alla sua coltivazione piuttosto che vederlo continuamente espoliato dai continui furti. E, assicurano gli esperti, nel convulso mondo odierno di super-computer e di missili interplanetari, esiste tuttora un fiorentissimo commercio di “preparati” di mandragora, contenenti frammenti delle sue radici (ma talora sono di rapa), variamente commisti a grani di papavero o di giusquìamo, a polvere di mirra o di ferro calamitato, e (nelle confezioni più ambìte e costose) a sangue di pipistrello. L’importante è crederci...


lunedì 22 giugno 2015

Come aumentare il consumo di acqua in base alle nostre esigenze

Ho trattato varie volte l'argomento acqua e idratazione, sotto svariati punti di vista. La conclusione come sapete, è sempre la stessa: l'acqua è essenziale alla sopravvivenza e alla salute. Dobbiamo in ogni caso tenere a mente che il nostro corpo non possiede meccanismo alcuno per immagazzinare l'acqua che beviamo e ciò ci costringe a bere costantemente. Dobbiamo quindi essere noi a ricordarci di bere e possiamo farlo seguendo alcuni semplici consigli. 


- Tener conto delle proprie esigenze: la quantità di acqua varia in base al peso, allo stato di salute, al clima in cui si vive e all’attività fisica che si fa. L’assunzione, dunque, va calcolata anche secondo questi parametri e sono stati anche ideati strumenti in grado di farlo.

- Bere poco a poco:   un sorso d’acqua ogni 15 minuti: questo aiuta il corpo a rimanere idratato e regolare i processi metabolici.

- L'acqua a portata di mano: avere l'acqua a portata di mano, anzi di vista ci aiuta a ricordare che dobbiamo bere.  Vicino agli occhi dunque significa vicino alla nostra bocca.

- Acqua negli alimenti:  frutta e verdura sono alimenti ricchi di acqua e sono un modo intelligente per aumentare l'assunzione di acqua.

- Aromatizzare l'acqua:  con del cocco è un modo semplice per rinfrescarsi e rilassarsi. Oltre ad essere costituito per il 94% di acqua, il cocco ha anche un’ottima composizione di elettroliti e la presenza moderata di carboidrati e zuccheri.

- Durante l'attività fisica: quando ci si allena il corpo perde molta acqua e non ha senso recuperare i liquidi perduti bevendo in una sola volta una grande quantità d’acqua. Anche in questo caso è opportuno bere poco per volta e farlo prima durante e dopo un’attività fisica.

- Un aiuto dalle App: ci sono diverse applicazioni per smartphone che forniscono suggerimenti su come aumentare l'assunzione di acqua, e monitorano anche l’abitudine e ricordano di bere. WaterMinder e iDrated sono gratuite e valgono la pena di essere provate.




Intolleranza al glutine, non necessariamente celiachia

Dal mal di pancia alla "gluten sensitivity". Ebbene non vi sono dubbi: sintomi quali dolori addominali, meteorismo persistente, gonfiore, nausea, funzionamento irregolare dell'intestino, ma anche spossatezza continua, emicranie frequenti, eczemi, anemia, possono avere tutti la stessa origine: l'intolleranza al glutine


Vi sono persone che hanno trascorso anni viaggiando da uno specialista all'altro alla ricerca di una diagnosi e di una cura efficace per i propri disturbi ricorrenti. "Intestino irritabile" di solito è la diagnosi, con conseguente invito a placare stress e ansia. Ma non sono queste la cause principali. Sono pochi i medici illuminati che in presenza di tali sintomatologie hanno prescritto i test per evidenziare l'eventuale presenza di celiachia, ma a risultati negativi, hanno continuato a far mangiare ai loro pazienti il pane, la pasta, e i cereali. 


Pur non essendo celiaci si può essere però "sensibili al glutine". La medicina alternativa lo sa da tempo, ma la medicina ufficiale l'ha evidenziato solo ora grazie agli studi del Dott. Alessio Fasano, ricercatore dell'Università  del Maryland a Baltimora, grazie al quale è stato finalmente possibile riconoscere ufficialmente che, al di là della celiachia, esiste anche un'altra forma di ipersensibilità glutine (ed ai cereali che lo contengono) che porta a disturbi analoghi. 


Il fiore di Bach della purificazione, Crab Apple

Alcuni alberi di mele con il tempo si inselvatichiscono di nuovo, ed ecco per noi il rimedio Crab Apple (Malus Pupila o Pyrus Malus/Melo Selvatico) . Ha i  fiori  con petali a forma di cuore, generalmente di colore rosa e bianco pallido e fiorisce in aprile. 

Considerato un antibiotico naturale, può essere usato anche nella cura dell'acne e delle allergie. Come fiore di Bach è il rimedio della purificazione, il “detergente” psicofisico, la sua parola chiave è lo specchio malvagio di “Biancaneve e i sette nani”, che riflette la nostra immagine e ci rivela che non siamo noi i “più belli del Reame!”.

Tutto ciò vuol significare che il carattere dei Crab Apple, spesso non ha una buona immagine di sé, tende sempre a purificarsi, lavarsi, non riesce mai ad accettarsi così com’è, generalmente ha una bassa considerazione di sé ed è perseguitato da una sensazione di sporcizia continua. E’ una persona che si dispera e si scoraggia, c’è sempre qualcosa che non va in lei, nel suo corpo, nella sua mente e nella sua anima, nel suo essere completo; si guarda, quindi allo specchio e non si piace. Provano  disagio verso il proprio corpo e se ne  vergognano, perché non si piacciono. Dunque, queste persone si concentrano sui dettagli, senza vedere l’insieme e soprattutto il nucleo del problema, da qui può nascere anche un atteggiamento ossessivo-compulsivo.

Questo fiore è considerato anche come “l’antibiotico”naturale della floriterapia di Edward Bach, poiché può essere usato anche come rimedio utile alla cura dell’acne, delle micosi, delle verruche, delle affezioni della pelle in generale, comprese le allergie ed anche come antidoto al mal di testa dopo aver abusato di cibo, alcool.

 • Emozioni iniziali-inibite (prima di prendere il fiore): Edward Bach lo definisce come: "... il rimedio della depurazione. Per coloro che hanno la sensazione di avere in sé qualcosa di sporco, rimedio che risana le ferite se il paziente ritiene che nel corpo ci sia qualche veleno che debba essere espulso...". Bassa considerazione di se stessi, sensazione di imperfezione, sporco, vergona.

 • Emozioni evolutive-sciolte (dopo aver assunto il fiore): Purezza e chiarezza di pensiero, bellezza, amore per se stessi, sicurezza, piena accettazione di se stessi.

Questo fiore è indicato per coloro che hanno sempre la sensazione di avere in sé qualcosa di sporco, spesso è qualcosa di insignificante, apparentemente, a volte invece è reale, ma non importa, perché sarà notato comunque. Manifestano disgusto per il cibo, per il sesso e per i disturbi alimentari, come anoressia e bulimia.

Crab Apple è un rimedio prezioso per le persone ossessionate dalle sporco, che puliscono e riordinano continuamente, coloro che sono intimorite dal contagio di malattie, batteri e che credono di non essere apposto con loro stesse sempre e comunque.


La madragora, pianta magica - parte prima

La radice di mandragora ricorda la forma del corpo umano, come un pupazzetto, con la testa, le braccia e le gambe. Gli antichi infatti erano convinti addirittura di poterne ditinguere il genere: cioè maschio o femmina. Ma la Mandragora officinalis (più precisamente Atropa mandragora come dice Linneo, Atropa che deriva dal nome di una delle parche Atropo che recideva il filo della vita, per la sua velenosità), per questo suo aspetto umanoide ha scatenato la fantasia degli uomini nei secoli, che le hanno attribuito virtù magiche e medicinali: analgesiche, sedative, narcotiche e anche afrodisiache.


Ne parla anche la Bibbia, in particolare in Genesi: “Rachele richiese a Lia la radice di mandragora per ottenere la fecondità”. Secondo una fantasiosa teoria la mandragora sarebbe nata nel Giardino dell’Eden: i primi Esseri umani non sarebbero stati che giganti mandragore sensitive; essi avrebbero poi mantenuto per sempre intimi rapporti con la Pianta Madre specie per quanto riguarda l’aspetto delle sue radici. Ad Ecate, dea delle tenebre, legata ad Artemide-Diana, era sacra.

Proprio per queste sue caratteristiche antropomorfe si credeva che come le persone, avesse qualità umane, una in special modo: quella di soffrire terribilmente quando la si estirpava. E per punire chi cercava di eradicarla, essa si vendicava procurandogli, con i suoi “veleni”, la pazzia o la morte. Ma l'uomo è ingenoso e ha trovato il modo per aggirare l'ostacolo: come praticare tre profondi cerchi con un coltello nella terra intorno alle radici, guardare verso oriente e pronunciare una formula magica mentre la estirpava di colpo. Ma v’era anche un altro metodo, questa volta "infallibile": l’uomo legava il capo di una corda alla base della pianta e l’altro capo al collo di un cane (doveva essere nero!), tenuto per un certo tempo a digiuno; indi, volgendo lo sguardo verso la luna e possibilmente suonando uno zufolo, egli mostrava da una certa distanza al cane un pezzo di carne. Nel tentativo istintivo di afferrarlo, con il collo il cane tirava di scatto la corda che lo legava alla base della pianta,estirpandola. I latrati del cane coprivano ovviamente “i gemiti di dolore” della povera mandragora. Coglierla non era quindi da tutti.

Ma coloro che conoscevano la mandragora in maniera infallibile erano naturalmente i maghi e le streghe che non solo la coglievano di notte nei cimiteri (specie di campagna), ai margini dei patiboli o ai piedi degli impiccati, ma conoscevano anche tanti altri segreti per non farla soffrire e per non subire i suoi influssi negativi: guai, per esempio, mettersi “controvento” e aspirare i suoi effluvi mortali, o non cantare nel frattempo strofette (magari a sfondo erotico). Essendo una pianta potenzialmente ambivalente nei suoi rapporti con l’Essere umano, essa poteva sia guarire la mente e il corpo, come anche portarlo alla perdizione: sia donargli il sonno ristoratore che provocargli la pazzia; sia proteggerlo contro il veleno dei serpenti che ucciderlo senza pietà; oppure lenire il dolore, o (in forti dosi) produrre allucinazioni e deliri.


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