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lunedì 20 luglio 2015

Vitamine, alcune precisazioni, Vitamina E

Una vitamina al giorno......eccoci oggi faccia a faccia con la vitamina E

VITAMINA E
Esplica un'attività di stimolazione del sistema immunitario, e inibisce, in maniera selettiva, la crescita cellulare intervenendo a livello della sintesi del DNA e RNA. E' inoltre nota per la sua azione antiossidante, evita infatti l'ossidazione degli acidi grassi presenti nelle membrane delle cellule, proteggentdo soprattutto i globuli rossi, i muscoli e la pelle; inoltre favorisce la circolazione sanguigna, rafforza i capillari, protegge dai tumori, riduce il rischio di cataratta e aumenta la fertilità. E' usata come antiossidante nella conservazione dei cibi.

Le fonti: si trova in quantità abbondanti negli alimenti vegetali che contengono acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi: olio di oliva (soprattutto extravergine), di germe di grano, di arachidi, di soia, di vinaccioli, di sesamo ecc; frutta oleosa e semi (noci, nocciole, mandorle, semi di girasole di lino); germe di grano; cereali integrali; legumi, burro e tuorlo d'uovo; in minime quantità si trova anche in alcuni vegetali. E' sensibile al calore e alla luce. Il contenuto di vitamina E viene ridotto dai processi di cottura, soprattutto dalla frittura e dalla cottura al forno; può perdersi anche a contatto con l'ossigeno; tale fenomeno viene accentuato dalla contemporanea presenza di metalli e acidi grassi polinsaturi, e ridotto dalla presenza di antiossidanti.

L'integrazione di vitamina E: in linea generale si consigliano 400 UI di vitamina 1-3 volte a lgiorno. L'olio estratto dal germe di grano, ricco di vitamina E: un cucchiaino o due al giorno per almeno due mesi è un'utile integrazione per proteggersi dalle malattie da raffreddamento.



Lo Stramonio, fra divinazione e morte

Antico come il mondo, lo stramonio era usato dagli Aztechi e da altri popoli come pianta divinatoria. Lo sciamano o lo stregone, ne ingerivano foglie o semi triturati, poi cadevano in uno stato di trance durante il quale erano posseduti dagli spiriti. Al termine della trance, erano in grado di comunicare a tutta la popolazione i messaggi che gli erano stati svelati durante il sonno allucinatorio. Lo stramonio era anche usato nei riti di iniziazione, per avere visioni della vita futura dei giovani che passavano all'età adulta.


Era usato anche in Africa in alcuni riti nei quali veniva somministrato a ragazze filatrici di cotone, che poi, grazie ad un battitore di tamburo, ballavano una danza liberatoria. Presso alcune popolazioni indiane, parti della piana venivano considerate fondamentali, mischiate ad altri ingredienti, per la preparazione di un potente afrodisiaco che veniva utilizzato per amplificare ed accelerare il piacere femminile. In Europa lo stramonio, simbolo di inganno e depravazione, viene anche chiamato "erba delle streghe", a causa delle proprietà narcotiche e allucinogene sfruttate durante i sabba per avere visioni e compiere riti.

Secondo credenze pagane lo stramonio sarebbe stato utile nel riconoscere streghe e stregoni: "se venisse posta una pianta con fiore e frutto sul davanzale di una finestra, la strega che si trovasse a passar da quelle parti, non riuscirebbe più ad allontanarsi, catturata dall'odore irresistibile". Era usato anche da molti ciarlatani che, per vendere i loro "miracolosi" rimedi, lo somministravano a ignari avventori.

Lo Stramonio, è abbondantemente diffuso nelle regioni tropicali e rarissima in quelle artiche. Introdotta probabilmente in europa nella seconda metà del XVI secolo, in Italia cresce spontaneamente in quasi tutte le regioni, lungo le strade di campagna o in zone incolte.

Ha un fusto glabro, alto anche fino ad un metro, ramoso e biforcato, con grandi foglie lobate di color verde brillante. Il frutto, capsula globosa simile a una noce per dimensione e forma, ma ricoperta di spine, contiene al suo interno numerosi semi rugosi e reniformi che, verso ottobre, vengono liberati verso l'alto. I fiori sono di forma tubolare, ermafroditi, sono composti da 5 petali pieghettati e acumitati, di colore bianco con eventuali sfumature violastre. Di aspetto avizzito durante il giorno, i petali mostrano la loro bellezza aprendosi nelle ore notturne ma rilasciano un penetrante odore sgradevole che attira le farfalle notturne.

E' e rimane una pianta pericolosa poichè a causa degli alcaloidi contenuti (atropina, scopolamina e iosciamina), fiori, semi e foglie sono altamente tossici se ingeriti. Spesso parti della pianta vengono essicate e utilizzate sottoforma di tisana, fumate oppure ingerite per indurre stati allucinatori, ma la soglia tra questi e problemi molto più seri seri è piccola, a causa della varietà di concentrazione delle sostanze attive presenti nelle varie parti. Gli effetti collaterali si manifestano dopo circa 30-45 minuti dall'ingestione, i più comuni sono: secchezza delle fauci, prurito della pelle, ipersensibilità degli occhi verso la luce e dilatazione, a volte estrema e di lunga durata, delle pupille.

Non solo, altre reazioni sono: crisi di panico, capogiri e vertigini, eccitazione, delirio, comportamento aggressivo, difficoltà a urinare, ipotermia, follia, delirio, allucinazioni e, nei casi più gravi, depressione dei centri bulbari, ipotensione e coma. La durata degli effetti ha tempi molto variabili a seconda della quantità di sostanza ingerita e variano da alcune ore a 5-10 giorni. Negli avvelenamenti più gravi, la morte solitamente sopraggiunge per paralisi dell'apparato respiratorio.


domenica 19 luglio 2015

Il piacere d iscrivere una lettera

Mi sono chiesta da quanto tempo non scrivo una lettera, un gesto che mi era così familiare e caro, che sembra sepolto sotto una coltre millenaria di polvere ma che ha scandito anni interi della mia vita.

Una lettera, un gesto  perduto, quasi dimenticato, a qualcuno forse addirittura sconosciuto. Ma la lettera no, essa è un profumato documento su cui l'inchiostro ha fissato permanentemente attimi del fuggevole tempo, emozioni, ricordi, turbini di sentimenti e poesia. Ad una lettera si possono affidare parole che non si direbbero mai a voce, poichè essa non arrosisce.

Un semplice foglio di carta, che sia pregiata o meno, con una sua propria voce, il fruscio delle parole non dette, il cui complemento è l'inchiostro della penna,  che traduce il flusso dei nostri pensieri, ideogrammi svolazzanti dal caratteristico odore. Di fronte alla carta da lettere tutto si ferma e tace, è lo spazio tempo del "non fare", cuore, mente, intelletto che si fondono insieme e creano questo piccolo arcano capolavoro. Sono i dialoghi interiori che prendono forma, diventando tangibili, perchè scrivere una lettera altro non è che una forma di meditazione con noi stessi verso gli altri, un dar voce a nuove vibrazioni d'energia della nostra luminescente anima, liberandola dalla standardizzazione delle catene tecnologiche che troppi paletti hanno messo al libero sviluppo del nostro pensiero.

Soffermarsi a scrivere una lettera è come rilassare il corpo dopo un duro allenamento, significa sentire tutto il nostro essere come sentiamo tutto il nostro corpo, in ogni sua singola parte, che, per quanto piccola, ha la sua fondamentale importanza. E' il gusto dell'attesa della risposta, che focalizza il nostro pensiero, il nostro desiderio e la nostra speranza su chi la riceverà, e con gesti di un tempo che sembra ormai perduto, troverà la sua nicchia per leggerla, creando così quel canale energetico spirituale che funziona meglio di qualunque sms, email o hangout. 

No, non è perdita di tempo, anzi è un guadagno, spirituale e tattile, rievocazione e continuità di gesti che sono radicati nel nostro genoma come la nostra stessa evoluzione. Non occorre esser poeti, grandi scrittori, la grandezza sta nel permettere alla nostra anima di palesarsi sulla carta da lettere, e di far sì che diventi, per chi la riceverà, il noumeno della nostra esistenza.


Spasibo e Dasvidania, Scene dal precariato lavorativo

Ogni giorno all'headquarter ne capitava una, era incredibile, sembrava il pozzo di San Patrizio, buttavi giù il secchio e ne cavavi sempre qualcosa. Tutti gli ospiti di Charlie erano dei personaggi o per lo meno, erano attori inconsapevoli di un teatro dei burattini, un po' come le storie dei pupi siciliani, così coinvolgenti e passionali.

Di solito Zoe aveva la pausa pranzo intorno alle 12:30, perchè alle 14:30 il desk doveva comunque essere coperto, così Zoe e la collega si alternavano. Zoe aveva un ottimo feeling con lo staff di Re Sugo, e le riservavano sempre un bel tavolinetto in veranda, alla fresca ombra del gazebo, da cui si poteva ammirare tutto il golfo, l'azzurro del mare, la piscina, e relativi ospiti. 

Quel giorno, Zoe era tutta intenta a leggere il menù propostole da Re Sugo, e pregustava già un bel piatto di gamberoni all'orientale con un bel bicchiere di vino bianco, ma la sua attenzione fu ben presto attratta dagli ospiti di Charlie che avevano occupato un tavolo proprio vicino al suo. 
Uno degli ospiti,  aveva un grave difetto alla spina dorsale ed era costretto a camminare con delle stampelle poiché non poteva utilizzare le gambe, Zoe ricordava che i genitori lo accompagnavano sempre proprio per questo suo grave handicap, e, data la loro età avanzata avevano preso una badante che potesse aiutarlo, i due anziani coniugi però, erano scomparsi e il loro figlio era rimasto con la badante. 

Al tavolo appunto stavano la badante, che strano ma vero, era diventata la consorte, una giovane e formosa ragazza russa, appariscente come solo il gusto kitsch dei russi sa esserlo, e i fratelli di lei, Sacha e Tasha, due facce da forca, sicuramente appartenenti alla mafia russa che non parlavano se non uno stentatissimo italiano. Il quartetto era arrivato su una Mercedes decapottabile, si era fermato al desk per una formale identificazione, fra un grugnito e un altro di consorte e cognati, e poi erano saliti al piano superiore. Mangiarono a quattro palmenti, festeggiando le trippe e rattoppando lo stomaco, attaccando sughi, macinando a ganasce spalancate, e bevendo fiumi di vino e champagne. Ogni tanto parlottavano, mettendo insieme frasi sconnesse la cui costruzione sintattica rimase un mistero per Zoe. 

Alla fine del pasto, il nostro ospite tirò fuori un astuccio di velluto che consegnò al cognato Sacha,  augurandogli un felice compleanno. Sacha senza nemmeno ringraziare, aprì l'astuccio nel quale trovò delle chiavi, che risultarono essere le chiavi di uno scooter potente. Ci fu un brindisi, ma la nostra badante ebbe da ridire. "Perché tu fatto regalo lui? Anche io voglia regalo!" Il nostro "succubo", rimase sorpreso dalla richiesta della neo mogliettina e con tenerezza le spiegò: " Ma tesoro, ti ho promesso che andremo a fare un bel viaggio, oggi è il compleanno di tuo fratello, e questo è il regalo che gli abbiamo fatto, festeggiamo lui". Ma pensate che alla signora piacque questa giustificazione? No! E infatti con aria imbronciata replicò: " Ya voglia podarok! Da potomu, lui sì , a me menya?" (Anche io voglio un regalo, perchè a lui sì e a  me no?)

"Amore mio" - le rispose il povero cenerentolo - " sii comprensiva, avrai un bellissimo regalo per il tuo compleanno, il viaggio, ma oggi festeggiamo Sacha, è il suo giorno".
Non c'era verso, la signora di Siberia non ne voleva sapere e siccome il suo malmesso marito non capiva, lei glielo spiegò a chiare note, informando anche Zoe e presenti tutti.
" Tu fa regalo me, io voglia podarok, io stata con te stanotte!"

Un agghiacciante silenzio si materializzò per tutta la veranda del ristorante, Zoe tracannò il vino con un solo sorso e si affrettò al bar per un corroborante caffè,  anzi meglio un bicchierino di grappa di moscato, le sarebbe servito a digerire quello che le sue orecchie avevano appena udito ( o forse per un istante desiderò essere sorda...).
Scese al desk, ancora devastata, e con una specie di risolino ebete sulle labbra, ora capiva come certe donne diventavano ricche essendo già naturalmente stronze: spasibo e dasvidania!




Pietre e cristalli, Corindone

E' senza dubbio la famiglia di pietre preziose più importante e il suo nome deriva dal termine indù KURAND o KURUVINDA, utilizzato in India per descrivere una qualità impura di corindone.

CORINDONE
Caratteristiche: ossido di alluminio; sistema trigonale; cristalli granulari bipiramidali e prismi tozzi terminati da un pinacoide; viene scalfito e lavorato solo dal diamante; i colori sono vari: in genere è semiopaco, grigio o bruno, ma talvolta è trasparente e di colore rosso (rubino), azzurro (zaffiro), verde (smeraldo orientale), e giallo (topazio orientale).

Proprietà: combatte la smemoratezza, apporta equilibrio e serenità, combatte l'ira, aiuta a mantenere la calma
Disturbi: rafforza la circolazione sanguigna, lenisce il dolore durante il ciclo mestruale, guarisce la laringite, aiuta le cellule a rigenerarsi
Associazione con i chakra: quarto, sesto, primo




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