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venerdì 28 agosto 2015

Pietre e cristalli, Magnetite

Riguarda la sfera della stabilità e del benessere


MAGNETITE
Caratteristiche: ossido di ferro; famiglia degli spinelli; sistema cubico; cristalli ottaedrici e rombododecaedricio masse granulari e compatte; colore nero con lucentezza metallica e facce striate, oppure nero ferro. Presenta elevato magnetismo

Proprietà: dissolve i litigi e aumenta la forza di volontà
Disturbi: combatte i reumatismi, in particolare alla testa e alle spalle; incrementa la formazione delle cellule. Si trova in farmacia in piastrine
Associazione con i chakra: tutti


Dicevano che sognavo ad occhi aperti

Dicevano che ero una bambina dalla fantasia viva e fervida, lo dicevano perchè erano convinti che sognassi ad occhi aperti e per loro vedere una bambina che se ne stava ferma con lo sguardo perso nel vuoto e totalmente estraniata da ciò che la circondava, significava sognare ad occhi aperti. Di ciò che dicevano a me non importava nulla, credessero ciò che per loro era più comodo credere, purchè non mi disturbassero.

Una delle mie assenzeSebbene avessi tanta fantasia, quello che facevo io non era sognare ad occhi aperti, non mi perdevo certo in mondi colorati e ricchi di personaggi usciti dalle favole che mi venivano raccontate, anche se mi piacevano molto e alimentavano i miei giochi. No, quello che per loro era il mio sognare ad occhi aperti era invece per me quello che un occhio più acuto avrebbe definito "stato di consapevolezza intensa". Potrei definirlo un modo di meditare, di trascendere la realtà che mi circondava per raggiungere una dimensione che ritenevo molto più adatta a me e in cui stavo benissimo.

Potevo estraniarmi in qualunque momento, in ogni luogo e a qualunque ora, senza difficoltà alcuna, perchè per me era un'operazione del tutto naturale, non avevo bisogno di concentrazione, mi bastava semplicemente mettermi seduta e fissare un punto qualunque di fronte a me. Nei momenti di massima assenza, di quello che succedeva intorno io non percepivo nulla. Ma non sempre era così, molto spesso infatti riuscivo ad essere presente e assente nello stesso tempo: potevo seguire quello che accadeva intorno a me e contemporaneamente essere nella mia altra dimensione e questa operazione la mettevo in atto a scuola.

Fu la maestra ad accorgersi di tutto ciò e lo riferì a mia mamma, spiegandole che durante le ore di lezione io spesso non ero affatto in classe con la testa, ma se interrogata sulla lezione in corso rispondevo senza problemi in merito alla tematica trattata. Ed era vero, ma dato che il vociare della classe mi dava non poco fastidio, io cercavo rifugio dall'altra parte, in cui trovavo pace e tranquillità, pur non perdendomi mai una lezione.

Una precisazione: con i miei compagni di classe stavo bene e socializzavo con una gran facilità, partecipavo con entusiasmo alle attività di classe e ai lavori di gruppo, ma tutto doveva terminare al suono della campanella, poi io volevo stare per i fatti miei. Dei dopo scuola, del frequentarsi il pomeriggio non mi interessava affatto, a me interessava terminare i compiti il prima possibile e dedicarmi ai miei disegni, ai miei giochi, e alla mia dimensione.

In pratica stavo in equilibrio, con un piede nel mondo che noi tutti definiamo reale, quello che in questo momento mi vede scrivere questo post e un'altra dimensione, a questo mondo parallela, di cui però ho perso ogni ricordo, o meglio, anche a quei tempi se qualcuno incuriosito mi chiedeva dove mai ero stata, non ero in grado di rispondere perchè il rientro alla normalità, se così vogliamo chiamarla, era sempre troppo repentino.

Ho coltivato questa mia capacità fino ai primi anni del liceo, ma con il tempo essa è andata svanendo perchè la vita secolare bussava troppo spesso a quella porta della mente che avrei voluto tenere costantemente aperta. Così ad un certo punto, quella porta si è chiusa ed io oggi, non riesco che a vedere solo un piccolo spiraglio di luce che debole passa da una piccolissima fessura.



giovedì 27 agosto 2015

Ibis redibis non morieris in bello

A volte basta spostare una virgola e il senso di una frase cambia. Lo sapevano bene i latini, cari cari latini, che mi avete fatto perdere il cervello nelle traduzioni, lo sapeva bene "Monna Vanna", la mia professoressa, che si divertiva a farci tradurre quelle che, secondo noi, al tempo erano delle assurdità.

Infatti, quella che sto per spiegarvi, è stata una frase molto dibattuta in classe, ci dividemmo in fazioni, pro e contro il segno d'interpunzione chiamato virgola.

Ibis redibis non morieris in bello: Andrai ritornerai non morirai in guerra, usato da Alberico delle Tre Fontane nel Chronicon come esempio dell'ambiguità degli oracoli: mettendo le virgole nel modo seguente Ibis, redibis non, morieris in bello il senso diventa: Andrai, non tornerai, morirai in guerra.

In verità la furba "Monna Vanna" questa frase ce l'aveva propinata anche in greco, poichè fu la vaticinante Pizia dell'oracolo di Delfi a pronunciarla, il povero Alberico come al solito era arrivato in ritardo.

La tazza di tè

Si racconta che Badhidharma, ventottesimo patriarca dopo il Buddha, che diffuse in Cina una nuova dottrina, il Ch'an (poi Zen), dopo aver trascorso anni in meditazione, cedette al sonno.
Al risveglio, mortificato per aver ceduto a tale debolezza, si tagliò le palpebre, per impedire loro di calare sugli occhi, interrompendo così la veglia meditativa.

Le palpebre cadute a terra, si trasformarono nella pianta del tè, che ha appunto la proprietà di tenere deste le facoltà intellettive e le cui foglie a mandorla ne rammentano l'origine.
I Cinesi invece, raccontano che nell'anno 2737 l'imperatore ShenNong, aveva dato ordine di bollire all'aperto l'acqua che voleva bere. Per sorvegliare l'operazione si era seduto sotto un alberello. Una folata di brezza staccò alcune foglie dell'albero, facendole cadere nel recipiente dell'acqua ormai calda: fu così che l'imperatore bevve per la prima volta questo infuso buono ed euforizzante.

Da quel giorno il tè venne coltivato nei giardini imperiali da giovani scelti fra i più sani e che non dovevano mangiare aglio e cipolla per non contaminare con odori acri le piante.
Il raccolto avveniva fra la fine della luna nuova di Febbraio l'inizio di quella di Marzo da raccoglitori con mani pulitissime, lavate per sette volte di seguito e protette da guanti di seta.

Assaggiai la prima volta questo infuso color dell'ambra liquida in una tazza che non scorderò mai. Era una tazza di porcellana bianca, decorata con oro zecchino che ne circondava il bordo con una linea  sottile e uniforme, sulla tazza l'oro disegnava delle stelline e lo stesso motivo decorava anche il piattino. Il cucchiaino che scioglieva una punta di miele nel tè, tintinnava al contatto con la porcellana come un campanellino, e creava un piccolo vortice nell'infuso, che grazie a questo movimento, disperdeva tutt'intorno le sue sostanze volatili e aromatiche. 

So benissimo che quel tè non era pregiato, ma commerciale, e che non avrebbe dovuto essere dolcificato, ma da quel giorno è diventato la mia bevanda preferita. Sono passati almeno venticinque anni, il mio gusto si è evoluto, ho assaggiato tè pregiati, ho letto e mi sono documentata sulle origini, le tipologie, la letteratura e le cerimonie, ma il gusto di quella tazza che mi riportava ai cieli stellati di primavera, rimarrà per sempre nella mia memoria forse perché a prepararla fu mio nonno, lo spirito più eccezionale che abbia mai conosciuto.

Psicopittografia, Come affrontare e superare le crisi della vita

Un uomo vive un certo tipo di vita perché pensa che non ve ne sia uno migliore. Lo scopo della Psicopittografia è quello di mostrarvi come operare un grande mutamento nella vita. Anziché pensare che non vi è nulla di meglio, prendete delle decisioni giudiziose e cercate di vivere in uno stato superiore, cerchiamo di chiarire la stato in cui si trova l'uomo infelice, e le condizioni che lo portano da una crisi all'altra.

 « Lo stato interiore d'un uomo turbato può esser descritto in diversi modi. Eccone qualcuno: egli ha in sé contraddizioni che non può sopportare né eludere. Ha perduto il contatto col vero Io. Ignora che egli stesso si impone la tortura che subisce. È su di una cattiva strada. Cammina in sonno pieno di incubi! »  

Analizziamo onestamente le nostre contraddizioni interne. Non pensiamo di non averne. Abbiamo il coraggio di seguire la via che il vero lo vi indica. Basta col conformismo. Non permettamo che le pressioni interne spingano a stolte decisioni. Rinunciamo ai pregiudizi. Andiamo avanti nella certezza che una vita felice ci attende. Analizziamo ora uno dei consigli suggeriti. Esso ha il potere d'impedire una crisi personale: non permettete alle pressioni interne di spingervi a stolte decisioni. Supponiamo di dover prendere una decisione importante.

 Non dobbiamo mai decidere sotto l'influsso dell'indecisione. È la scelta che molte persone fanno quando cercano una soluzione momentanea e non una finalità ben precisa. Non comportatevi mai in questo modo. Una decisione che mira ad una distensione momentanea è quasi sempre contraria ai vostri interessi migliori. Non solo non è in grado di risolvere la crisi immediata, ma tende a creare nuovi problemi. 

Peggiora la crisi iniziale e crea nuove complicazioni. L'indecisione è una pressione interna. Non prendete una decisione semplicemente per allentare questa pressione. Siate ragionevoli e calmi. Riflettete, non prendete decisioni impulsive. Non cercate la soluzione più vicina. Lasciate che la soluzione più equilibrata venga a voi. Essa verrà.


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